CAPPOTTO O COPERTA SOPRA IL CAPPOTTO?

Va bene che c'è l'attitudine a seguire le mode ma, per favore, limitiamoci all'abbigliamento, a chi interessa, senza obbligare tutti a seguirle, e soprattutto a seguire una medesima moda.
Adesso va di moda il "cappotto di cemento", una moda in voga anni fa, ideata dalle mafie per custodire i resti umani di chi ammazzavano volendolo fare sparire dalla circolazione. 
Mi auguro che il nostro edificio non ne custodisca qualcuno di tali resti, perché forse non tutti lo sanno, ma le due torri di Testi 100 e 110 sono nate col cappotto già alle loro origini, forse perché all'epoca gli inverni erano più freddi.

Sarcasmo a parte, le due torri sono state realizzate con una struttura portante, ragionevolmente anti-sismica, fatta in calcestruzzo armato, visibile in parte ai piani, lungo i soffitti, perché volutamente lasciata a vista.
Le pareti divisorie dei nostri appartamenti, verso l'esterno e verso l'interno, sono fatte da mattoni forati, e non hanno una capacità portante, affidata allo scheletro di calcestruzzo.
Verso l'esterno, oltre queste pareti, c'è uno spazio vuoto, forse una volta riempito da materiale isolante, o forse no. Adesso troviamo solo aria. All'esterno ci sono dei pannelli prefabbricati di cemento, sagomati, quelli che vediamo sulle facciate.
Questa struttura con intercapedine è quello che oggi chiamano cappotto, e di cui il governo stimola ad equipaggiare gli edifici, con un incentivo miliardario (come debito pubblico) pari al 110% dell'investimento, deducibile fiscalmente in 5 anni e cedibile come credito a chi se lo compra (in genere le banche) che possono utilizzarlo a copertura di parte del loro debito fiscale verso lo Stato. La sola differenza tra il "nostro" vecchio cappotto e quelli moderni sta nel riempimento di materiale isolante, altamente infiammabile, nella intercapedine che, nel nostro caso, appare vuota.

In buona sostanza, noi già disponiamo di un "cappotto", e funziona bene, perché anche il semplice contatto delle vostre mani può verificare che i muri esposti verso l'esterno, in pieno inverno, non sono gelidi, perché l'aria retrostante fa da isolante. Provate a toccare una parete di forati in un palazzo che ne sia privo e vedrete che differenza.

Aggiungere una "coperta" sopra il nostro cappotto non ha senso da diversi punti di vista:
1. Termostatico, perché aggiunge relativamente poco all'isolamento che già esiste, visto che, comunque, esistono le perdite di calore dagli infissi ed anche se tutti quanti fossero a tenuta termica il ricambio d'aria va fatto, e si fa, anche in inverno, con oscillazioni delle temperature, in funzione delle abitudini personali.
E la percezione di caldo o freddo dipende dalla temperatura dell'aria, non solo delle pareti.
2. Economico, perché è ingegneristicamente difficile determinare il vantaggio termico derivante da una coperta sul cappotto, quantificando il risparmio economico sotto il profilo energetico. Vero è che, almeno in teoria, sarebbe tutto gratis, un gentile regalo del Governo senza dover sborsare un quattrino. Tutto da verificare, tenendo anche conto del fatto che un tale intervento implica anche la sostituzione degli infissi, con vetri a taglio termico, una spesa individuale non indifferente, difficilmente cumulabile con quella dei lavori esterni e quindi trasferibile in una sola soluzione condominiale a chi acquista il credito.
Ed in genere la banca che acquista un credito che vale 100 non lo paga 100, ma sensibilmente di meno, quindi il costo al condominio non sarà mai zero.
3. Estetico, perché i pannelli esterni dovrebbero coprire quelli esistenti, e sarebbero probabilmente piatti, dando al palazzo l'aspetto di un carcere grigio, piuttosto che non di un palazzo residenziale.
4. Di sicurezza statica, perché i pannelli esterni attuali sono già molto pesanti da soli, ed insistono su ferri d'armatura dello scheletro che sono ormai vecchi ed ossidati.
Io, da ingegnere quale sono, anche se non specialista edile, non firmerei mai opere di sovrastruttura ai pannelli esistenti, ma pretenderei una rimozione di quelli attuali ed un rifacimento della pannellatura isolante. Non parliamo dei costi (forse costa meno ricostruire lo stabile) ma la sicurezza statica non tiene conto dei costi.
5. Di vantaggio termostatico: se così si facesse, dimenticando interamente i costi ed il disagio dei tempi di costruzione memorabili, per rimozione dei pannelli e loro sostituzione, il risultato potrebbe essere assimilabile alle facciate attuali, ma con la differenza di avere un isolante plastico interposto (poliuretano espanso o simili) al posto dell'aria.
Guadagneremmo molto in isolamento? Non molto, perché l'aria stagnante è già un buon isolante; il migliore possibile sarebbe il vuoto. Un isolante a base di resine derivate dal petrolio (non si possono più usare quelle a base silicea, alias amianto, per intenderci) offrirebbe, si, un isolamento migliore ma avrebbe anche altri svantaggi:
a) ristagno di umidità, perché il rivestimento esterno, comunque, non potrebbe mai essere a tenuta stagna. L'aria attuale, per poco che circoli, circola, e la condensa coi salti termici scola al suolo.
b) pericolo concreto di propagazione degli incendi: l'episodio di quel palazzo a Milano sud che è bruciato come una capanna di paglia, con propagazione della fiamma dall'alto verso il basso, oltre che verso l'alto, cosa assolutamente anomala, è stato determinato da un focolaio d'incendio nel "cappotto" di quel palazzo, che si è propagato con una velocità spaventosa perché gli isolanti usati sono degli "espansi", che contengono polimeri di carbonio e bollicine d'aria, quindi con ossigeno: una miscela perfetta di combustibile e comburente. 
Il risultato lo abbiamo visto, ma tutto è stato messo rapidamente a tacere, visti gli immani interessi in gioco che investono tutto il settore edile.

Nonostante tutte queste controindicazioni, la MODA dei cappotti prosegue, e nel nostro condominio è stata proposta in assemblea, nella disinformazione più totale degli astanti, che hanno accettato di spendere soldi a vuoto, come proposto dall'Amministratore, per pagare uno studio di fattibilità (non oso immaginare da quali "esperti" formulato, plausibili portatori di conflitti di interesse), con sopralluogo in tutti gli immobili dello stabile.
Questi sopralluoghi, mai condotti, dovevano infine avere luogo il 5 Aprile scorso, ma sono stati rinviati a causa di un contatto Covid da parte di chi doveva condurli.

Prima o poi, temo, dovremo confrontarci con uno di questi "esperti" presunti indipendenti, che relazioneranno l'Amministratore, e di conseguenza, si spera, anche i condomini, in merito alle loro osservazioni, il cui scopo sarebbe quello di determinare se è credibile immaginare un salto di categoria termica dell'immobile con possibili interventi.
Infatti se non si passa di categoria (ma chi lo stabilisce, a fine lavori?) niente bonus 110%.
E se il risultato non convince? Paga pantalone, come sempre.

Insomma, prima di dire si o no in una assemblea su un tema di questa portata, informatevi MOLTO bene, e non dal primo che passa. 
Aggiungo poi che tutto questo richiede, in via preliminare, anche una "abitabilità" (vien da ridere) del nostro stabile che non sarebbe mai stata formalizzata dal Comune di Milano, oltre che una agibilità rilasciata dai Vigili del fuoco a fronte di interventi (e quali?) che non abbiamo mai messo in atto e senza la quale ciao bonus, e magari anche ciao rimborso assicurativo, qualora un incendio scoppiasse davvero e producesse ingenti danni.

Buona Pasqua a tutti ....


Ing. Franco Puglia  







 



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